Recensione del singolo "vivere a metà"

A cura di Alessandro Sgritta

 

“Daniele e il suo doppio”: così, parafrasando il celebre trattato sul teatro di Antonin Artaud, potremmo sintetizzare in poche parole il tema di “Vivere a metà”, il primo singolo di Daniele Si Nasce, che dopo centinaia di concerti in tutta Italia come interprete di Renato Zero esce finalmente allo scoperto con un suo pezzo in cui rivela tutto il suo disagio e la necessità di uscire fuori dal guscio protettivo in cui è stato rinchiuso (per sua scelta ma fino a un certo punto) in tutti questi anni…
Il brano è un “mid-tempo” ottimamente suonato e arrangiato, scritto dai fratelli Amati per la parte musicale e dallo stesso Daniele per quanto riguarda il testo, che parte immediatamente con un’auto (psico)analisi quotidiana della sua giornata e della sua condizione, con tutti i dubbi che legittimamente lo assalgono quando siede sul “trono” forse “finto, casomai” del suo (effimero?) successo, “un viaggio dentro sé” fino ai misteri della vita e del DNA che lo hanno plasmato così simile al suo celebre “doppio”, una scelta del caso che ovviamente Daniele non può che assecondare e rispettare (“rispetto io, i casi tuoi…”). Dopo giorni, mesi, anni (sono ormai 6 anni che Daniele ha cominciato a fare questo mestiere) passati a cercare la sua “metà”, Daniele si chiede a sua volta se la gente cerchi lui o il suo celebre “alter ego”, se è a lui che quando lo fermano per strada offrono un caffè e chiedono l’autografo o piuttosto a Renato (ovvero al suo interprete).
Come binari scorrono le vite parallele di Daniele e Renato, sarebbe meglio dire di Daniele Quartapelle e Daniele Si Nasce, così come si evince dalla foto di copertina, binari (raffigurati anche nella foto interna) destinati a viaggiare insieme senza probabilmente “unirsi mai”, se poi unirsi vorrebbe dire esaudire il sogno stesso di Daniele, tanto vale continuare a viaggiare senza porsi necessariamente un obiettivo finale, anche se all’inizio della quarta strofa (il brano ha una struttura AAB AAB CBB, dove A sono le strofe, B il ritornello e C lo special) Daniele canta: “la meta mia è l’altra mia metà”, ma nel momento in cui si raggiunge la meta il sogno finisce, “ma chi l’ha detto che i sogni non diventano realtà?” (come scrive all’interno del libretto), quindi tutto è possibile, anche se ovviamente Daniele è perfettamente consapevole che la corsa non è alla pari, perché “l’altra mia metà ha vinto già”, ma non importa arrivare primi, l’importante è continuare a sognare. I valori di riferimento sono gli stessi per entrambi: “solitudine, diversità e inquietudine”, quella “stranezza fatta ormai bandiera” intesa come la scelta consapevole e allo stesso tempo naturale (“naturalmente strano”) della loro stessa vita di artisti e uomini, questi sono i punti in comune, e da qui è necessario partire per trovare una propria identità senza per questo rinunciare alle proprie qualità e caratteristiche peculiari. Questo il senso stesso del brano che nello “special” finale diventa un vero e proprio proclama: “la faccia mia a metà non sarà, il nome mio furore farà, libero adesso i passi miei, eccomi, io sono qui..”.
Daniele decide di provare a camminare finalmente con le sue gambe, consapevole che non potrà mai separarsi del tutto dalla sua metà artistica (“vivere a metà, ma sapendo che anche tu ci sei”) ma che dovrà inevitabilmente fare i conti con sé stesso per conoscere anche la faccia oscura della luna (quella “dark side of the moon” di pinkfloydiana memoria disegnata anche sul cd), il rovescio della medaglia di cui non avrebbe mai saputo l’esistenza se non fosse come è (“perché senza di me, neanche di te saprei”), ma Daniele “si nasce”…